Dove comincia l'Anglona

Castelsardo guarda il mare, ma alle sue spalle si apre una regione storica che quasi nessuno mette in programma: l'Anglona. I confini sono naturali e facili da ricordare: il mare a nord, il fiume Coghinas a est, il Monte Sassu a sud, il fiume Silis a ovest. Dentro ci stanno paesi piccoli, da Bulzi a Chiaramonti, da Erula a Laerru, da Martis a Nulvi, e poi Osilo, Santa Maria Coghinas, Sedini e Tergu: colline di trachite e di calcare, strade strette che si percorrono senza traffico. È un entroterra agricolo e pastorale, senza code e senza file ai biglietti, dove in mezza giornata si vedono chiese romaniche, tombe preistoriche e un bosco diventato pietra. Dalla nostra palazzina di Lu Bagnu si parte in mattinata e si torna in tempo per il bagno del pomeriggio.

Nostra Signora di Tergu

La prima tappa, a circa un quarto d'ora d'auto dalla costa, è anche la più bella. La chiesa di Nostra Signora di Tergu sorge isolata su un ripiano, in mezzo al verde, e si annuncia da lontano per il contrasto cromatico della facciata: blocchi di trachite rosso-violacea alternati a decorazioni in calcare bianco. Fu il centro di un importante insediamento monastico benedettino, e accanto alla chiesa si leggono ancora a terra i resti del complesso abbaziale. Non c'è quasi mai nessuno: la cosa migliore da fare è sedersi sul muretto e guardarla per dieci minuti prima di entrare. È il monumento che consigliamo per primo agli ospiti che ci chiedono qualcosa di diverso dalla spiaggia, e finora nessuno è tornato deluso.

Bulzi e Sedini: due chiese e una necropoli

Proseguendo verso l'interno, nel territorio di Bulzi, si incontra San Pietro del Crocifisso, conosciuta anche come San Pietro delle Immagini: una chiesa romanica edificata nella prima metà del XIII secolo, in una campagna aperta che la fa sembrare più grande di quanto sia. Poco distante, in territorio di Sedini, ci sono i resti di San Nicola di Silanis, considerata una delle prove più raffinate del romanico sardo. A Sedini paese, poi, c'è il pezzo forte: la domus de janas chiamata La Rocca, un enorme blocco calcareo scavato in epoca preistorica come sepoltura e poi riusato nei secoli come abitazione, magazzino, bottega e persino prigione. Oggi ospita un museo etnografico con centinaia di oggetti della vita contadina e pastorale dell'Anglona.

Il bosco che è diventato pietra

Nei dintorni di Martis si trova la foresta pietrificata di Carrucana, il cuore del parco paleobotanico dell'Anglona, che coinvolge anche i territori di Bulzi, Laerru e Perfugas. Sono resti fossili del Miocene inferiore: una ventina di milioni di anni fa un'eruzione violenta seppellì le foreste cresciute intorno ai bacini lacustri della zona, e la cenere ricca di silice trasformò lentamente il legno in pietra. Camminare fra quei tronchi sparsi nella campagna, senza recinzioni e senza folla, è un'esperienza strana e molto sarda: qui la storia non è custodita dietro un vetro, è appoggiata per terra. Portate scarpe chiuse e acqua, perché l'ombra è poca, ed evitate le ore centrali nei mesi caldi.

Consiglio: gli orari dei musei e delle chiese di campagna cambiano con la stagione e a volte dipendono da un custode. Una telefonata al comune o alla pro loco il giorno prima è la differenza tra una gita riuscita e un cancello chiuso.

Perfugas e l'acqua dei nuragici

Un'ultima tappa, per chi ha tempo, è Perfugas, dove si visita il pozzo sacro di Predio Canopoli: un tempio nuragico dell'acqua, con la camera circolare sotterranea in cui la sorgente viene raccolta. Prende il nome dal proprietario dell'orto in cui fu scoperto, nel 1924. Nello stesso paese c'è il museo archeologico e paleobotanico, che raccoglie i reperti del territorio e i legni fossili del parco: se avete visto Carrucana al mattino, la visita chiude bene il cerchio. Per costruire l'itinerario completo, con le altre mete della zona e le distanze dalla costa, date un'occhiata alla nostra pagina dintorni.

Come organizzarsi

Serve l'auto: i collegamenti pubblici fra i paesi dell'Anglona sono pochi e pensati per i residenti. Le distanze sono brevi, si passa da un paese all'altro in dieci o quindici minuti, ma le strade sono strette e piene di curve, quindi calcolate qualche minuto in più di quanto dice il navigatore. Fate rifornimento prima di partire, perché nei centri piccoli i distributori non sono sempre aperti nel pomeriggio, e mettete in conto una sosta lunga per il pranzo, perché qui non si mangia di corsa. Il posto auto riservato vi aspetta al ritorno e il terrazzo con vista sul castello è il posto giusto per riguardare le foto della giornata. Se invece preferite restare in paese, c'è la nostra guida su cosa vedere a Castelsardo.

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